mercoledì 28 settembre 2016

Libere di scegliere?

Prima di iniziare questo post, che sarà un po' lungo, voglio chiarire una cosa. Non ho  una posizione ideologicamente pro o contro la GPA. Trovo strumentali molte delle posizioni in merito. Penso che iniziative, come quelle di una richiesta di moratoria internazionale, siano nocive per una sana discussione in merito. Sono pronto a modificare il mio pensiero davanti a motivazioni che mi  convincano in modo costruttivo. Non ricorrerei, personalmente, alla GPA, non per un motivo ideologico ma perché, se volessi un figlio ( e non lo voglio) preferirei ricorrere all’adozione. Detto questo vorrei analizzare qualche elemento.

Il trauma del bambino ( ovvero, i bambini, qualcuno pensi ai bambini, ma solo per la GPA).

Una professionista che stimo molto mi ha spiegato cosa significhi, per un bambino, la separazione  dalla madre. È un argomento complesso che trova una sua motivazione negli studi clinici. Bisognerebbe, quindi, pensare prima al bene del bambino. Una donna che si presta alla GPA sta regalando una sindrome da abbandono al proprio figlio. Non metto in dubbio questo aspetto ma trovo che sia molto pericoloso parlare di GPA riferendosi solo al trauma del bambino. Ogni bambino, poi, reagisce al presunto trauma in modo differente e spetta al genitore o alla genitrice rimediare come può.  Quello del trauma è un argomento interessante, penso, per esempio, ai figli adottati. Proprio ieri parlavo con un’amica assistente sociale che mi diceva che capita anche che i genitori adottivi “riportino” indietro il figlio adottato quando si rendono conto che le loro aspettative di genitori sono state tradite ( e non è così inusuale). Non immagino a questo punto il trauma aggiuntivo. Il problema, a mio parere, è che nessuno si preoccupa del trauma che subisce il figlio di una coppia eterosessuale fertile. Nessuno si permette di andare da due futuri genitori per capire se saranno o meno buoni genitori o quali traumi subirà il nascituro. Non lo si fa, per esempio, con persone con dipendenze anche gravi. Al massimo,  poi, si sceglie di allontanare il minore dalla famiglia ( ma questo è per il bene del bambino anche se l’allontanamento provocherà sicuramente un trauma). Conosco poi figli di coppie tradizionali  che stanno insieme che risentono di un “abbandono” psicologico. Perché il problema, allora,  si pone solo per le GPA? Esistono studi clinici che mettano in evidenza le patologie delle persone nate da GPA rispetto a quelle delle persone adottate o trascurate o che provengono da famiglie inadatte? Insomma mi sembra un argomento un po' debole da usare contro la GPA.

L’utero è mio (forse)

Levata di scudi di una parte del mondo cattolico, "No" senza sé e senza ma da parte di alcune femministe ( più l’immancabile Mancuso) e di uno sparuto gruppo di lesbiche. La GPA è sfruttamento del corpo della donna, la commercializzazione dei bambini va contro i trattati, ecc...
Qualche domanda: dove eravate venti anni fa? Perché ci si oppone solo ora alla GPA? Non sarà perché ora qualche maschio omosessuale vi ha fatto ricorso? Che posizione avete nei confronti di quelle donne che, in piena libertà fisica, economica, intellettuale, decidono di fare la GPA? Possono pensare al proprio utero come, appunto, proprio, o si devono piegare al volere di altre donne, di uomini, di Santa madre chiesa? Se io, donna, decido di vendere il mio corpo ( se non sono obbligata da altri, se non sono una schiava del sesso) posso farlo o sono considerata comunque una povera donna senza scelta? Ci sono maschi ( es Salvini) che si oppongono alla GPA ma che non avrebbero nessun problema ad aprire le case chiuse. Dove inizia e dove finisce la libertà della donna? È possibile considerare ogni singolo caso senza necessariamente generalizzare? Inoltre a chi usa la GPA per dire che poi il figlio non conoscerà mai la madre e avrà il solito trauma chiedo: è cosa accade al figlio che non conoscerà mai il padre all’interno della coppia lesbica? Vogliamo davvero usare queste motivazioni per andare contro la GPA?

Il volere del maschio

In definitiva, francamente, non vedo una grossa differenza fra le posizioni di alcune donne che  si  dicono femministe e il pensiero maschilista che ammorba la società. Il corpo della donna continua ad essere il centro di una guerra ideologica, decidiamo quale libertà è giusta o sbagliata per loro, continuiamo a considerare l’utero un organo divino, proprietà del santissimo, non consideriamo la capacità della singola donna di decidere autonomamente, la carichiamo del senso di colpa dell’abbandono del figlio,  la consideriamo comunque schiava di un retaggio psicologico, culturale ( penso per esempio a un altro tema che ha diviso il mondo femminista: velo sì, velo no, Burkini ecc), economico, sociale. Non una mente pensante che può decidere autonomamente del proprio corpo. Il fatto che gli attacchi più meschini vengano proprio dal mondo femminista, o da una parte di esso, e che alcune persone stiano sfruttando la GPA per emergere, la dice lunga sulla necessità di intavolare una discussione seria su questi temi, liberandoci, magari, da preconcetti, falsi moralismi e ipocrisie varie.

Nessun commento:

Posta un commento