giovedì 19 gennaio 2017

Ma proprio oggi? 41. Sì, 41.


Sono le 3.13 del mattino, ho 41 anni, fra tre ore mi devo svegliare e oggi Donald Trump diventa il presidente degli Stati Uniti d’America.
E, ingenuamente, penso: “Ma proprio oggi si deve insediare questo”?
Poi mi rendo conto che oggi non esiste, è un giorno come tanti altri e mi guardo indietro e capisco che sono 41 anni che si susseguono presidenti più o meno capaci, più o meno democratici. 41 anni che la gente nasce e muore, che il tempo scorre. Che 41 è solo un numero senza senso. Come 40. 39. E così via.
Ci sono ancora gli attentati, cambiano i modi, forse. Ci sono ancora le guerre, i bambini che giocano fra le macerie, la borsa che sale e scende, l’economia che parte e rallenta, si ferma, riparte. E l’unica cosa che mi sembra avanzare è la tecnologia anche se alla fine non mi sembra una cosa così positiva perché più avanza più noi torniamo all’età della pietra, siamo selvaggi negli sterminati campi di internet. Intanto io ho lo stesso compagno di quattordici anni fa, la stessa gatta di otto anni fa, le stesse amatissime amiche di ventisette anni fa. La macchina no. Adesso ne ho una molto figa. Usata ma molto figa, durante l’estate mi sento come Thelma e Louise, occhialoni da sole,foulard svolazzante. Ho cambiato città, dentista, dottore, sede lavorativa. Presto, si spera, anche casa. Ho cambiato idee, opinioni, look. Sono ancora una persona insicura, che si pone mille domande al giorno, apprensiva, un po’ pedante.
Solo che oggi ho un anno in più. E con me invecchiano anche le persone che amo. Mia madre, mio padre, i miei fratelli. Intanto vedo riflesso negli altri tutto ciò che non potrò più essere. Senza grossi rimpianti perché il mio momento l’ho già avuto, sono stato giovane anche io. Ora per fortuna è passato. Sono un’altra persona. E sono felice di essere questa persona. Mi preparo alla perdita, quotidianamente. Sono ancora una persona triste, anche quando non dovrei. Trovo un po’ di pace solo quando sono in compagnia delle persone che amo, mi alzo ancora nel cuore della notte per scrivere cose che nessuno leggerà. Amo ancora il cinema e la letteratura. Sono ancora in conflitto con il mio corpo. Ma non sono più ambizioso, ora mi interessa altro. Mia madre oggi mi ha detto che quando invecchi perdi interesse nei confronti di ciò che ti circonda. Sai che ti avvicini alla fine, non c’è più molto che ti sorprenda, guardi al tuo piccolo, al tuo privato.
Io so che la vita è condivisione, è collettività.
Se non ti apri al mondo non ha senso vivere.
Questo penso, e mentre lo penso scompare la stanchezza, la paura, la tristezza.
E ci saranno altri Obama e altri Trump. Altre guerre e altri periodi di pace.
41 anni non sono una meta.
La meta è non rinunciare.


Intanto google, che mi chiama per nome e mi fa gli auguri, mi ricorda che:  QUI