domenica 26 marzo 2017

La paura è una barriera



Questa mattina, mentre attraversavo il sottopassaggio della stazione per andare al lavoro, ho pensato al tempo e a come le cose cambiano. Sarà che sto rileggendo tutto Tondelli per un incontro che devo tenere ad Aprile a Castiglione delle Stiviere, sarà che rileggendolo ho provato emozioni che pensavo dimenticate, sarà che emerge un mondo che non esiste più, non lo so, so solo che ho cominciato a pensare a quanto il tempo incida sulle nostre vite.
Ero terrorizzato dai sottopassaggi, a dire il vero ero spaventatissimo anche dalle stazioni. Li vedevo, con il calare del buio, come luoghi da cui fuggire, abitati da un’umanità che mi terrorizzava. E Bologna, Bologna per me era il luogo da visitare nel poco tempo libero che avevo, in compagnia di un’amica, rigorosamente di giorno.
Il resto del mio tempo lo passavo in una cucina, il lavoro era la mia vita, poi c’era la solitudine prima della mia camera e poi del mio monolocale. Ho pensato tante volte di fuggire e poi un giorno mi sono detto: Vai o muori.
E ho deciso di andare.
Oggi provo una infinita tenerezza per quel ragazzino, la stazione è diventata la mia quotidianità, molti dei luoghi storici di Bologna hanno ceduto il posto a negozi di vestiti a basso costo, quell’umanità che mi terrorizzava oggi aspetta con me i treni sulle banchine. Hanno volti e sorrisi, odori e colori che non mi spaventano più.
Sarà che sono in pace con me stesso, ogni giorno mia madre mi dice di stare attento in stazione che non si sa mai con tutto quello che succede nel mondo e io le rispondo sempre la stessa cosa, che non voglio vivere nella paura.
Sarà che ci ho vissuto per troppo tempo. Paura di non farcela, paura del mio orientamento sessuale, paura di non essere all’altezza.
La paura è una barriera. Niente di più. Superata quella sottile linea rossa che ci imprigiona, che ci confina in noi stessi, possiamo cominciare ad essere liberi.
O avere una parvenza di libertà, almeno.
E sarà che mi rendo conto che nulla è più come prima, io, le persone che amo, la mia vita, la società.
Tutto in continua trasformazione, tutto in evoluzione. Non è necessariamente un bene, lo scorrere del tempo lascia segni indelebili dentro e fuori di te e ti avvicina alla realtà dell’esistenza, ti fa sentire fragile  e impotente, ti mette davanti alle tue paure e ti costringe ad affrontarle.
La mia paura più grande, oggi che le stazioni e i sottopassaggi non mi terrorizzano più, è la perdita delle persone che amo. Perché non sono mai stato pronto per la perdita. Ho capito e vissuto la solitudine e l’emarginazione ma non la perdita. Eppure so che avverrà, so che le cose cambieranno ancora e che mi mancheranno sorrisi e voci e momenti e ci sarà un tempo in cui solo i ricordi mi daranno un po’ di sollievo.
E poi mi dico che la vita è adesso e non posso rischiare di non vivere i momenti con le persone che amo per paura di perderle.
Così cerco di dire al Tempo: “Lo so che esisti, lo so che ti ho per poco a mia disposizione, lo so che tu hai sempre fretta. Fa lo stesso, fammi solo vivere questa nuova giornata”.

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